Ma vale la pena essere brave persone?

Qualche anno fa assistetti ad una situazione strana a lavoro. Due dipendenti erano da tempo in attesa di una promozione e relativo aumento di stipendio, uno dei due era un pessimo dipendente e anche un cagacazzi di cosmiche proporzioni, l’altro una bravissima persona: un vero signore.

Dalla direzione giunse però la notizia che non ci fossero abbastanza soldi per promuovere entrambi, ma solo uno. La scelta sul chi promuovere fu appioppata al capo area che per giorni si arroventò le cervella sulla decisione da prendere.

Qualche tempo dopo venni a conoscenza della sua decisione: promozione e aumento sarebbero stati assegnati al rompiballe per eccellenza. Perché? Perché, a detta del responsabile, la brava persona sarebbe rimasta brava anche una volta comunicata la cattiva notizia, il cagacazzi invece avrebbe iniziato una guerra senza fine.

Questa situazione da anni non riesco a togliermela dalla testa. Possibile mai che su questo pianeta le cose funzionino sempre al contrario? Che si debba essere stronzi per ottenere le cose? Possibile mai che questo mondo sia finito in mano a gente incivile, spregiudicata, cattiva, irriconoscente?
Ma soprattutto: vale davvero la pena essere brave persone?

Parliamoci chiaro: essere buoni vuol dire essere sfidati ogni giorno. Una lotta continua tra agnelli e lupi. Il problema è che però gli agnelli nascono agnelli e i lupi nascono lupi.
Voler diventare stronzi quindi non basta, bisogna nascerci.

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Homo homini lupus diceva il mio professore di filosofia, ma io mi rifiuto di pensare che la vita sia questo. Fanculo Hobbes, non mi avrai mai!

È davvero difficile districarsi tra ingiustiza, cattiveria, menfreghismo, anaffettività, inciviltà e mantenere intatta la propria salute mentale. Spesso penso al film “Un giorno di ordinaria follia” e a come sarebbe se un giorno mi svegliassi e decidessi di non farla passare più liscia a nessuno. Ma io non sono così.

Non ho voglia di vivere una vita in trincea, perennemente in guerra. È troppo stancante ed io sono troppo pigro per farlo. Litigare semplicemente non fa per me, mi conosco, non ci dormirei la notte e non riuscirei andare in giro a testa alta. Sarà che forse ho fatto troppo mia la frase di Marco Aurelio:

“Sii come lo scoglio su cui s’infrangono incessantemente i flutti: saldo, immobile e intorno a esso finisce per placarsi il ribollire delle acque”

Andare a dormire con la coscienza a posto, del resto, è una cosa bellissima. Quindi nonostante i torti subiti, nonostante le pugnalate alle spalle, io mi impegerò sempre per essere una persona migliore. Non permetterò mai a nessuno di cambiarmi; anche perché la cattiveria è come un vortice, ti trascina dentro e difficilmente poi ne riesci a venir fuori e facilmente ci tiri dentro altre persone. In pratica sarebbe una vita di merda.

Questo mondo fa già schifo così com’è, non c’è bisogno che mi ci aggiunga anche io.

Avete presente quella storia tanto anni ’90 ambientata in un pittoresco paesaggio della savana africana?

Ecco, io voglio essere come l’albero!