La top 5 delle figure di merda più grandi mai fatte in vita mia

Sono una persona molto riservata ma, quando inizio a parlare, lo faccio a briglia sciolta. Dico sempre ciò che penso senza riflettere, ma ho imparato col tempo a darmi una regolata. Questo forse anche grazie alle innumerevoli ed epiche figure di merda che ho fatto. Ecco la mia top 5 dalla meno alla più grave:

Figura di 💩 n°5

Fine anni ’90, accompagnavo un gruppo di miei atleti in trasferta a Bergamo per una gara di Judo. Nel tragitto tra l’albergo e il palazzetto dello sport decisi di fare uno scherzo ad una mia atleta che era di spalle vicino la porta del pullman. Mi avvicinai di soppiatto e con i 2 indici le schiacciai il giro vita per farla spaventare con il solletico e gridai: “Uee ueeeeeeeeeeee!!!!!“. Inutile dirvi che naturalmente non era lei. Quando si voltò capii che avevo appena fatto spaventare una signora di mezza età, vestita con lo stesso identico giaccone e con lo stesso taglio di capelli. Volevo morire, invece tutti i miei atleti erano piegati in due per le lacrime delle risate.

Figura di 💩 n°4

Fine anni ’90, sempre in palestra. Dopo mesi di assenza per una gravidanza, rivedo la mamma di un mio atleta. Mi ci avvicino per salutarla. “Mamma mia da quanto tempo non ci vediamo!“, “Eh si” risponde lei. “Ti trovo in splendida forma” continuo io. Nel frattempo, alle spalle, si avvicina il marito che mi guarda in modo un po’ strano, ma in quel momento non presto tanta attenzione e continuo “Ammazza come ti sei ripresa dalla gravidanza“, il marito inzia a gesticolare alle sue spalle come per dire “NO!”, ma io sono una pippa a comprendere le cose al volo e continuo “Non sembra proprio che tu sia stata incinta, complimenti! Hai ripreso subito il tuo peso forma!“, lei mi guarda con le lacrime agli occhi e mi fa: “In verità ho abortito“.
Sentii il pavimento liquefarsi sotto i miei piedi. In quel momento avrei voluto solo sparire dalla faccia della terra.

Figura di 💩 n°3

Ricevo una proposta di lavoro. Insieme ad altre persone devo preparare dei contenuti per un cliente. I migliori saranno selezionati per continuare la collaborazione. La cosa non mi convince più di tanto ma decido di mettermi lo stesso in gioco, male che vada ho partecipato e bene che vada guadagno un po’ di soldi da mettere da parte. Preparo ed invio il primo materiale anche se, tra me e me, sono sempre più convinto di aver sbagliato ad accettare. Passa qualche giorno e ricevo una mail: “Ci dispiace comunicarle che il cliente le pagherà quanto dovuto ma non ha intenzione di continuare la collaborazione”.

Leggendola e tirando un sospiro di sollievo rispondo alla mail “Vi ringrazio per avermi tenuto in considerazione. Sono felicissimo di questa notizia perché era proprio un lavoro di merda!“. Lo so, avrei dovuto essere più professionale, ma ve l’ho detto: dico sempre ciò che penso. Nell’esatto momento in cui col mouse premo il tasto “INVIA” ricevo una nuova mail:

Ci dispiace, ma erroneamente il cliente ha incluso il tuo indirizzo mail tra le eMail degli esclusi, ci scusiamo per il disguito e rettifichiamo quanto comunicato precedentemente. Ti informiamo pertanto che il rapporto di collaborazione è ancora in essere.

Io? Morto! Oramai avevo risposto. La frittata era fatta.

Figura di 💩 n°2

Penso fosse il 2014, avevo avuto una grossa discussione a lavoro e per questo, preso dalla rabbia, decisi di ritornare a casa. Ero completamente cotto, trascorsi diversi chilometri a rimuginare.

Mi accorsi che avevo poca benzina e che dovevo fare rifornimento, ma era ora di pranzo e in pratica tutte le stazioni di servizio erano chiuse. Solo self service ed io odio il self service! Purtroppo però rischiavo di restare a piedi e sarebbe stata la classica ciliegina sulla torta di una giornata davvero di merda. All’improvviso da lontano noto un distributore e vicino la colonnina c’è un uomo di colore, “Alleluia” una stazione di servizio aperta!

Apro il finestrino e lui mi fa “Quanto?”, “20!” rispondo io. Rimane però con le mani in attesa di prendere i soldi senza aver ancora messo la benzina. Mi accorgo troppo tardi che in realtà la stazione è chiusa e che quindi il tizio deve essere sicuramente uno di quelli che cerca di arrotondare mettendo la benzina e facendosi dare in cambio qualche spiccio. Cosa fare? Se me ne vado potrebbe pensare che sono razzista. Vabbe’ dai, cosa vuoi che siano un po’ di monete. Così gli do i 20 Euro. Lui li inserisce nel distributore e mette la benzina. Una volta terminato si avvicina e mi fa “Tutto a posto, puoi andare!” e mi sorride. Io ero nel pallone. Avevo la testa ancora alla discussione del lavoro, mi giro verso di lui e gli dico “Ok grazie, dammi le chiavi“, lui mi sorride senza rispondere. Io ancora una volta esclamo “Mi dai le chiavi?“, lui inizia a ridere e ad un tratto nella mia mente è tutto chiaro: Mi vuole rubare la macchina!

Apro un po’ di più il finestrino e grido “DAMMI LE CAZZO DI CHIAVI!!!!“. Lui mi guarda e ride ancora di più. In quel momento ho pensato: “Questo vuole farmi scendere per poi entrare in macchina e andare via“, “Oramai siamo in ballo. Vuoi ballare? Balliamo!“, “Non avrai tanto facilmente la mia panda di merda vecchia di 10 anni!“.
Fu così che preso da uno slancio pre-rissa sganciai in fretta la cintura di sicuezza, aprii la porta per saltargli addosso e, prima di uscire dalla macchina, spensi anche il motore girando le chiavi!

Mica me ne accorsi subito? Feci un paio di passi prima di rendermi conto che io a lui le chiavi non le avevo mai date! Mica mi resi conto che lui rideva perché avevo sempre avuto il motore acceso?
Un paio di passi in cui diventai piccolo piccolo. Mi fermai e poi mi avvicinai a lui per chiedergli scusa, ma non volle saperne. Provai a farmi perdonare implorandolo di potergli offrire qualcosa al bar, ma niente!
Ai suoi occhi oramai ero diventato un razzista di merda.

Se potessi, ancora oggi darei qualunque cosa pur di cancellare questa figura di merda.

Figura di 💩 n°1

Anno 2009. ai quei tempi ero un responsabile dell’ufficio controllo qualità per una grande impresa di costruzioni. Avevamo avuto dei problemi al portellone elettronico dell’hangar in costruzione. Per questo motivo contattammo l’azienda per effettuare i controlli del caso e risolvere alcune criticità che ne pregiudicavano il corretto funzionamento.  Mi diedero appuntamento per la domenica mattina successiva. Arrivarono puntuali, 2 operai,  ed iniziarono a lavorare al portellone. Ore e ore senza fiatare, il cantiere era vuoto e così decisi di rompere il ghiaccio parlando del più e del meno. “Da dove venite?” feci io; “Da Bergamo” risposero loro.
Dovete sapere che a quei tempi i telegiornali non facevano altro che parlare delle tantissime rapine messe in atto da alcune bande di albanesi in quelle zone, così mi girai verso di loro e dissi “Bergamo? Cavolo, gli albanesi vi stanno facendo piangere!”. Non dimenticherò mai la scena. Si voltò il primo e mi fece “Io sono albanese!”, si voltò il secondo e disse “Anche io sono albanese!”

Da figura di merdolandia è tutto. A voi la linea.

Adesso ho imparato la lezione. In qualunque situazione io mi trovi: mi faccio i cazzi miei!