Secondo J.A. Froude: “L’uomo è la sola creatura per cui la tortura e la morte dei suoi simili è spassosa in sé.”
Aggiungo, l’uomo è anche l’unico animale capace di rider(n)e.

La tortura (dal latino torquere, torcere il corpo) è sempre stata un vezzo del genere umano, ma fu con i greci e poi con i romani che diventò uno strumento giudiziario perfettamente legale: inizialmente applicata solo agli schiavi, con l’assolutismo imperiale si estese poi agli oppositori politici e ai bugiardi.
Usata diffusamente per tutto il Medioevo divenne ‘arte’ durante l’Inquisizione Spagnola, infatti grazie allo zampino caprino della chiesa fu estesa agli eretici e in particolare alle donne accusate di stregoneria, di aver abortito, di respirare.
La tortura è una “pratica di interrogatorio” mai abbandonata; durante la guerra fredda gli USA, stilarono un vero e proprio manuale sull’interrogatorio di controspionaggio, il “Kubark”, basato sulle 3 D: dependency, debility, dread (dipendenza, debilitazione, terrore).
Per ottenere una confessione si manipolavano le funzioni vitali dei prigionieri con privazioni sensoriali o iperstimolazione dei sensi; indebolimento fisico; droghe. La genialata stava nell’utilizzo di tecniche non potevano aver riscontri dal punto di vista medico, perché non lasciavano tracce visibili.
Chiaramente, per usare le parole di un ex funzionario della CIA, Bob Baer bisogna sapere “che se la tortura è sufficientemente cattiva, è possibile far confessare qualsiasi cosa a chiunque”.
Sottotitolo: Boia ci devi nascere… Tzè.
Come per ogni arte eccelsa occorrono strumenti adeguati, ed ecco che la scienza si allea con la creatività; dando forma reale alle peggiori aberrazioni mai partorite da mente umana.

  • Il Toro di Falaride: Falaride fu il crudele ma fantasioso tiranno di Agrigento nel VI sec. A.C., che inventò un supplizio molto suggestivo: un toro di rame (all’epoca non c’erano gli zingari) in cui veniva fatta entrare la vittima. Sotto questa carcassa metallica veniva acceso un fuocherello per riscaldare gli animi degli spettatori ma soprattutto la carne del prigioniero; la genialità sta nella creazione di una serie di condotti interni che portavano, amplificandoli, i lamenti del malcapitato fino alla bocca della bestia facendoli somigliare a grotteschi muggiti.
  • La Culla di Giuda: sistema di tortura molto utilizzato dalla Santa Inquisizione, dal nome originale e dagli effetti devastanti. Il torturato veniva tenuto sospeso tramite un sistema di corde collegate al soffitto, sopra un cavalletto di forma piramidale. Muovendo le corde, il carnefice sceglieva sia il punto di entrata e quindi, se infilzare la vittima col cuneo appuntito attraverso l’ano o la vagina sia la modalità, infatti, la vittima poteva essere dondolata o fatta cadere sulla punta ripetutamente. Una bella tortura che si basava sull’estro e la spontaneità del momento. Questo strumento veniva chiamato anche “La Veglia” perché costringeva l’imputato ad una veglia continua, essendo impossibilitato a rilassare il corpo dato lo spunzone sottostante.
  • La Tinozza: semplice ed efficace questa tortura la si potrebbe definire “Bio”; il torturato veniva immerso in una tinozza fino alla testa. Successivamente il boia spalmava sul viso del prigioniero una maschera di latte e miele, un trattamento miracoloso per la pelle ma che non avrebbe giovato al condannato, perché essendo esposto gli insetti gli avrebbero voracemente mangiato la faccia. La furbata consisteva nel fatto che nei giorni precedenti si rimpinzava il torturato di cibo, in modo da costringerlo a espletare i suoi bisogni nella tinozza, facendolo diventare cibo anche per larve e vermi.
    Il supplizio salva-ambiente.
  • La Forcella dell’Eretico era uno strumento semplice e demoniaco che veniva, appunto, utilizzato sui condannati per eresia. Il prigioniero veniva sospeso in aria e gli si infilava un collare cui erano fissati due forchettoni opposti, le due estremità erano rivolte l’una verso la gola/mento e l’altra verso lo sterno; questo costringeva la vittima a restare lucido per un tempo indefinito in modo da tenere il collo arcuato all’indietro per evitare di auto-infilzarsi.
  • La Gabbia Sospesa: una tortura da esibizionisti. La vittima veniva rinchiusa seminuda in una gabbia cilindrica di solito di ferro (quelle di legno ricreavano troppo l’effetto usignolo straziato), che veniva appesa all’esterno di una torre o delle mura esterne di un palazzo, a circa 2,5 metri di altezza, nei casi più impellenti andava bene anche un albero. La vittima veniva lasciata alle intemperie, questa esposizione permetteva alla popolazione locale di sfogare un po’ di stress lanciando insulti e pietre, e agli uccelli di applicare la legge del contrappasso mangiandogli le carni.
  • La Gogna è uno strumento punitivo, che nel tempo ha riscosso un enorme successo; infatti, dal Medioevo è arrivata fino a noi grazie all’amore per le tradizioni di merda di gruppi come i Mormoni e gli Amish, società chiuse che ancora utilizzano questo tipo di pena per reati contro la morale. Originariamente si usava un collare in ferro, fissato a una colonna per mezzo di una catena, questo veniva stretto attorno al collo dei condannati esposti alla berlina. In seguito, si modificò in quello che chiamiamo il Ceppo: due tavole di legno provviste di cerniera, che formano fori attraverso i quali sono inseriti la testa e/o vari arti del prigioniero. Le gogne erano allestite nelle piazze di mercato e negli incroci per allietare la vista dei passanti e anche perché no, aiutarli a scaricare un po’ di frustazione: infatti, era pratica comune che si prelevasse dai pozzi neri lo sterco per imbrattarne la faccia, che si lanciassero sassi o verdure marce, oppure che si ustionasse il malcapitato o gli si procurassero lacerazioni poi ricoperte di sale. Ma la bastardata vera la compiva chi gli faceva il solletico ai piedi o ai fianchi. Era una tortura usata per poche ore e per crimini lievi, basata soprattutto sull’umiliazione; veniva spesso appeso un cartello al collo del malfattore, con un’iscrizione che ne chiarisse delitto e pena.
  • La Mordacchia, era uno strumento interamente realizzato in metallo, molto simile al morso dei cavalli ma con l’aggiunta di un uncino da conficcarsi nella lingua della vittima. Chiusa da un lucchetto, la mordacchia, obbligava il condannato ad ingoiare il proprio sangue. Detta anche Bavaglio di ferro, Briglia dei muti o Briglia della comare si rivela uno strumento utile a torturare chiunque dica stronzate. Praticamente dovrebbero esserne muniti di default i nostri politici.
  • Lo Schiacciapollici: uno degli strumenti più usati ed apprezzati, nella versione basic veniva usato per schiacciare esclusivamente le dita delle mani e dei piedi ma con un piccolo sovrapprezzo era disponibile la versione luxury, più grande e che consentiva di schiacciare anche gomiti e ginocchia.
  •  Il Waterboarding. Un nome moderno per una bestialità antica, usata già nel Rinascimento, consiste nell’immobilizzare un individuo in modo che i piedi si trovino più in alto della testa, legandolo ad un’asse inclinata con la testa in basso. La tecnica si può declinare in due procedure, nella prima la vittima è imbavagliata con un tessuto o addirittura ha la faccia avvolta nel cellophane mentre l’aguzzino gli versa litri di acqua sul viso. Nella seconda, si tratta di una forma di annegamento controllato, perché l’acqua viene versata direttamente in gola invadendo le vie respiratorie. In entrambi i casi il torturato non può controllare il flusso dell’acqua ne’ interromperlo o sottrarvisi, e quindi considera imminente la propria morte. Dunque, è una tortura che può portare al soffocamento, causare danni polmonari e celebrali o giocare solo sull’aspetto psicologico; una robetta raffinata che gli americani a Guantanamo hanno particolarmente apprezzato: la tecnica della tortura dell’acqua, viene definita nel 2005 dall’ex direttore della CIA – Porter J. Goss – come una “tecnica di interrogatorio professionale”; avranno pensato che in termini economici era quella più conveniente: una volta fatta la spesa della tavola e dei legacci, Guantanamo è circondata dall’acqua…praticamente a costo zero! Oltretutto non lascia segni visibili ma causa dolore estremo, una manna per il boia.
  • Lo Stiramento: la più antica delle torture; inventata dagli Egizi, consisteva nel legare la vittima su un banco munito di corde e pulegge. Il corpo della vittima veniva allungato fino a provocare il dislocamento delle articolazioni, la rottura delle ossa, lo smembramento della spina dorsale e la lacerazione dei muscoli. Nel Medioevo questa tortura fu rivisitata e corretta, e nel nuovo modello prese il nome di: Cremagliera. Della versione originale resta il telaio in legno con i due tiranti fissati al fondo e gli altri due legati ad una maniglia in alto, ma venne abbellita da lame affilate e spuntoni di ferro che penetravano la schiena della vittima; così oltre a strappare gli arti veniva fuori anche il midollo spinale giusto per rendere il momento indimenticabile (la vittima sapeva che se anche fosse riuscito a sopravvivere, avrebbe comunque perso qualunque mobilità fisica e nel medioevo c’era poco da sperare nell’assistenza sociale).
  • L’Impalamento: una delle tecniche più conosciute grazie al suo famoso utilizzatore Vlad III principe di Valacchia, ovvero in nostro conte Dracula. Dunque, la vittima veniva legata e posizionata a terra su un lungo palo di legno che aveva una punta metallica, e affinché questa entrasse più facilmente nel corpo del condannato, veniva spalmata di grasso animale, olio o miele; il punto di entrata poteva essere l’ano, la vagina oppure una parte bassa dell’addome. La progressiva introduzione del palo era dovuta a dei colpi ben assestati dal boia dati all’estremità inferiore del palo, se il boia era uno che ci sapeva fare – erano molto richiesti gli introducers di esperienza – riusciva a mantenere il corpo del condannato nella posizione voluta, nonostante i contorcimenti, senza lederne gli organi vitali allo scopo di prolungarne al massimo l’agonia.
    Il supplizio creava al condannato una protuberanza sopra la scapola destra, che il carnefice incideva a croce affinchè bastasse qualche colpetto leggero leggero per fargli spuntare proprio lì la cima metallica del palo, che veniva spinto fino all’altezza della guancia (perché la moda del tempo così imponeva, va bene tutto, ma bisogna rispettare certi canoni estetici). Infine, gli venivano legati i piedi al palo in modo che non scivolasse in basso, e qualche volta veniva spalmato di miele per invogliare gli insetti a pungerlo.
    Servendosi di corde gli assistenti del carnefice issavano il palo, che conficcavano nel terreno (a questi gli piaceva proprio l’attività di “conficcare”), la bravura del boia stava nel lasciare integri fegato, polmoni e cuore in modo da lasciare il condannato vivo e cosciente ad aspettare la morte che sarebbe arrivata molti giorni dopo.
    Ah il caro, vecchio Vlad… che simpatico umorista!
  • La Ruota: il torturato veniva legato per i polsi e le caviglie ad una grande ruota e con una mazza gli venivano rotte le ossa di braccia e gambe. A seconda del crimine la ruota veniva semplicemente fatta girare per indurre disorientamento e vomito, oppure veniva addobbata con punte affilate su cui venivano conficcati gli arti del condannato, così che durante la rotazione, venissero lacerati inducendo la morte per dissanguamento.
    L’unico inconveniente è che dopo ogni supplizio dovevano chiamare un imbianchino per rimediare al Pollock sanguinolento creatosi sulle pareti.
  • La Pera dell’Angoscia. Detta anche la Perla di ferro, era uno strumento che si declinava in diverse modalità, infatti poteva essere usata per via Orale, Vaginale o Rettale a seconda del crimine commesso. Venivano infatti torturati in questo modo le donne che avessero effettuato aborti o fossero state accusate di stregoneria, i bugiardi, i bestemmiatori e gli omosessuali; lo scopo era di purificare la parte del corpo responsabile del peccato. La strumento a forma di pera era composto da quattro spicchi appuntiti che, lentamente, si separavano aprendosi quando il torturatore girava la vite dalla parte superiore. Il dispositivo poteva strappare la pelle o espandersi per mutilare l’orifizio della vittima, infatti poteva venir ruotato o estratto brutalmente, in ogni caso, date le conseguenti emorragie e infezioni postume, difficilmente la vittima poteva sopravvivere.
    Questo strumento infernale (in legno o in metallo) spesso veniva abbellito da incisioni e decori, perchè diciamocelo, l’occhio vuole la sua parte.
  • La Fanciulla di Ferro o Vergine di Norimberga è una macchina della tortura inventata nel XVIII sec. quando i tedeschi decisero di farsi odiare per la prima volta e intesero meccanizzare la tortura; perché stronzi ok, ma sempre efficienti. Crearono quindi un sarcofago con le sembianze di una ragazza bavarese (neanche commento la misera stima che evidentemente avevano nei confronti delle bellezze indigene) munito al suo interno di punte acuminate che trafiggevano la vittima, ma badate bene non in punti vitali del corpo; perché se la potenza e nulla senza il controllo anche la durata ha i suoi estimatori. Quindi, il condannato era destinato ad una lunga e atroce agonia.
    (Una nota di colore: è a questo giocattolo che si è ispirata, per il nome, la famosa band Heavy Metal, Iron Maiden)
  • La Tortura del Topo o dell’uso improprio di una cavia. Il supplizio aveva due versioni, nella prima più semplice, la bestiolina veniva sguinzagliata negli orifizi liberi del malcapitato (vagina e ano) e l’apertura veniva cucita, di modo che, il topo cercando una via d’uscita rodesse la carne e gli organi delle vittime. Una seconda versione più elaborata, invece, prevedeva l’uso di una gabbia da posizionare sul corpo della vittima. Si lasciava un’estremità aperta verso lo stomaco e dall’altra parte si poneva una forte fonte di calore. Ovviamente l’istinto del ratto lo portava a fuggire dal caldo e per farlo doveva necessariamente scavare nel corpo del torturato.
    A questo punto l’unica domanda che dobbiamo veramente porci è: Dov’erano gli animalisti in questa situazione eh? DOVE?!

Veniamo ora alle torture specifiche per le donne, infatti, i carnefici soprattutto durante la Santa Inquisizione diedero libero sfogo alla loro fantasia nel creare torture ad hoc per tormentare il genere femminile.
Oltre alla già menzionata Pera Vaginale, ricordiamo:

  • L’Annodamento; si attorcigliavano strettamente i capelli della donna ad un bastone e gli aguzzini ruotavano velocemente l’attrezzo provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a strapparne lo scalpo, lasciando il cranio scoperto.
  • Sedia Delle Streghe; la sedia inquisitoria, fu di varie dimensioni, diverse forge e fantasiose varianti; tutte comunque chiodate, fornite di manette o blocchi per immobilizzare la vittima, la seduta consisteva in una piastra metallica da arroventare all’occorrenza.
  • Straziatoio del seno; usata come una punizione terribile per le donne, la mutilazione del seno avveniva con una pinza di metallo terminante con due artigli che venivano conficcati nel seno per strapparlo. Se la vittima non ne moriva, restava segnata a vita con i suoi seni letteralmente a pezzi. C’era anche la variante da muro detta “The Spider“, uno strumento simile ma attaccato ad una parete, il seno veniva arpionato dagli artigli e il torturatore tirava con forza, la sventurata, dal muro. Ciò che non ti uccide, ti mutila.

La serie di torture inventate è lunghissima, cruenta e fantasiosa. Delle torture fisiche possiamo ancora ricordare quelle che colpivano gli occhi: Abbagliamento e Abbacinamento (si causava cecità alla vittima o esponendola al sole dopo averla privata delle palpebre, oppure avvicinando uno spillone rovente agli occhi che venivano forzosamente tenuti aperti); ma anche le orecchie con l’Assordamento, oppure la pelle: Scorticamento e Bollitura a morte.
Poi c’erano le torture psicologiche come il Tormentum Insomninae ovvero la privazione del sonno, e la deprivazione sensoriale.
Addirittura veniva usato il Solletico per torturare… Avete presente l’odio verso il vostro cuginetto maggiore che vi tormentava da piccoli con il solletico? Ecco, moltiplicatelo all’ennesima potenza. Quante grasse risate
Proprio.

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