Tempo fa, durante la mia partecipazione ad un corso di primo soccorso, ebbi il piacere di conoscere un medico molto simpatico il quale spiegò il suo punto di vista sul temere un pericolo per i propri figli. Non si parlava di Social Network ma di motorini. Sul se fosse giusto o meno che un genitore ne vietasse l’uso per paura di possibili incidenti. Riteneva fosse dannoso per i figli il metterli al riparo in una campana di vetro, credeva fosse più giusto l’educarli al pericolo. Un po’ come la classica metafora del coltello: lo puoi usare per mangiare o per ferire.
Un concetto stupendo, del resto tutti noi genitori siamo genitori perfetti con i figli degli altri. Addentrandomi nella discussione con lui riuscii a porgli la fatidica domanda “…hai ragione, ma tu ai tuoi figli lo hai comprato il motorino?” la sua risposta, coperta da un leggero ghigno, fu:”No”.

In questi giorni mia figlia di 11 anni mi ha chiesto di iscriversi a Facebook, a livello esterno sono rimasto impassibile, ma nel frattempo, dentro la mia mente ho reagito più o meno così:

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ho mantenuto la calma e le ho detto: scusa, perché non compriamo un bel motorino?

Io però a questa richiesta ero già preparato ed avevo già la risposta pronta: Vedi a papà, hai solo 11 anni e sui Social Network per legge ci si può iscrivere solo a 16.
Ero in una botte di ferro. Mi sentivo come uno sceriffo del vecchio west. La Legge era dalla mia parte. Ma lei non si è scomposta e mi ha risposto: Si, però i miei amici ci sono su Facebook!
Ancora una volta, esteriormente, ho mantenuto la calma. Nella mia mente però è così che mi sono sentito:

endofthetrail

Le ho risposto con un impassibile “Gli altri genitori sbagliano“! Ma in realtà avrei voluto gridare “brutti figli di puttana di genitori, siete lammerda!”

Utilizzo i Social Network sin dalla loro nascita. Con il profilo del @Dlavolo ho imparato a conoscerli così come ho imparato a conoscere le persone che lo frequentano. Per questo voglio che ne stia alla larga il più possibile. Certo, potrei aspettare giusto qualche annetto, farglielo aprire ed effettuare controlli serrati ogni giorno, ma io non voglio fare il suo controllore. Io voglio fornirle le basi per fare in modo che possa usarlo. Che possa relegarlo nella sua giusta collocazione ovvero un semplice passatempo. Voglio poter avere fiducia in lei. 

L’innocenza dei bambini un cazzo!

Io non so chi abbia pronunciato per primo questa frase, ma dal mio punto di vista i bambini sanno essere molto cattivi e, a differenza dei grandi, non hanno gli stessi freni inibitori. Del resto il bullismo è un fenomeno adolescenziale. Se a tutto questo aggiungiamo che chiunque si trovi dietro una tastiera subisca una regressione che tende agli istinti primordiali dell’homo homini lupus allora la frittata è fatta. 

Un piccolo esempio

Siamo a piedi in una strada molto affollata. Camminiamo ed incrociamo tante persone provenienti dal senso opposto. Per evitare lo scontro, in silenzio, esattamente una frazione di secondo di entrare in contatto tendiamo a spostarci e a scansare le persone. Lo facciamo in modo inconsapevole.
Stessa situazione ma in macchina. Strada trafficata e molte macchine che viaggiano in senso opposto al nostro. La strada diventa una giungla. Gli automobilisti si sentono protetti dall’abitacolo. Inveiscono, litigano, suonano i clacson. Qualcuno viene alle mani. Un inferno!

Ecco, la seconda situazione è come io intendo i social ed ecco perché a mia figlia ho risposto di no. No, no e poi no. Quando imparerà a guidare bene la macchina ed avrà la capacità di vivere nella giungla allora sarà pronta per Facebook. Forse.

Per il momento pensi a godersi l’infanzia e fanculo ai genitori che la rubano ai loro figli. 

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