Ne abbiamo uno quasi in ogni casa, ma quanti di voi conoscono le origini dell’Albero di Natale?

Contrariamente a quanto si possa immaginare la diffusione degli alberi di natale non è antichissima, prima che si diffondesse in tutto l’occidente infatti rimase relegato esclusivamente alle tradizioni di alcuni popoli del nord Europa. Ufficialmente il primo Albero di Natale, come lo concepiamo oggi, fu utilizzato in Estonia nel 1441 quando nella piazza antistante il municipio fu eretto un grande abete introno al quale i cittadini in cerca dell’anima gemella danzavano e cantavano nella speranza di innamorarsi di qualcuno.
Volendo però dare a Cesare quel che è di Cesare dobbiamo per forza menzionare il Chichilaki appartenente alla tradizione georgiana di origini pre-cristiane. Ricordate il Cugino Itt della famiglia Addams? Ecco, in pratica è lui con le decorazioni. 

Il colore bianco è il risultato dello sfilacciamento dei rami (di un albero di noccioline o di noci) decorati con frutti secchi e possiamo quindi tranquillamente definirlo l’antenato del nostro caro albero di natale, anche se fu accostato al Natale solo in epoca cristiana.

Quindi siamo stati noi europei ad inventarlo? Ni! Si e no, perché se è vero che al cristianesimo si deve la sua diffusione è anche vero che esistono dei geroglifici che mostrano gli antichi egiziani intenti ad addobbare alberi e, andando ancora più a ritroso, ci sono rappresentazioni con la stessa abitudine nell’antica Mesopotamia. Comprenderete quindi quanto sia difficile attribuire ad un solo popolo questa tradizione. Ciò che si deve a noi europei è il suo utilizzo affiancato alla nascita di Gesù oltre che alla sua diffusione a livello planetario.

Il 1800 è il secolo della svolta grazie alla Gran Bretagna quando la regina Vittoria, di origini germaniche, decise di utilizzarne uno in ogni sua residenza invernale. La sua idea spopolò e ben presto in ogni casa del regno ce n’era uno. Il fenomeno si diffuse anche in Italia verso la fine dell’800 quando la regina Margherita decise di utilizzarne uno per decorare il Quirinale. Agli americani invece si deve la tradizione e la commercializzazione dell’albero reciso. I potenti avevano un albero? Anche il popolo doveva averne uno a tutti i costi. In America, intorno al 1850, se ne vendettero così tanti da far diventare reale il problema del disboscamento e per questo motivo Theodore Roosevelt si rifiutò di usarne uno per decorare la Casa Bianca per dare l’esempio al fine di salvaguardare le vicine foreste.

Il rispetto per la natura portò alla commercializzazione in Germania, intorno al 1880, dei primi abeti artificiali, eco-sostenibili e capaci di resistere ad un maggior peso degli addobbi.

La magia del Natale ha portato nel corso dei secoli alla diffusione di leggende legate alla sua origine. I cristiani ad esempio la fanno risalire alla fuga di Adamo dal Giardino dell’Eden. Adamo, prima di scappare, riuscì a spezzare un ramo che in seguito sarebbe diventato l’abete che noi tutti conosciamo. Lo stesso abete utilizzato per la realizzazione della croce di Gesù (del resto i cristiani se non inseriscono qualcosa di macabro vanno in crisi).

Sempre per i cristiani esiste un’altra leggenda sempre ambientata nell’Eden. Dopo che Eva raccolse il frutto proibito, disobbedendo a Dio, le foglie dell’albero rinsecchirono fino a diventare dei veri e propri aghi. 

Grazie ai miei figli piccoli nel tempo ho avuto modo di leggere diverse storie un po’ più allegre circa le sua origini. Queste di seguito sono le due che preferisco:

Il taglialegna e l’abete

C’era una volta, nell’antica Germania, un boscaiolo. La vigilia di natale aveva lavorato tutto il giorno e, quando finalmente si accinse a tornare a casa era già buio. Il tempo era gelido, ma sereno e l’uomo fu colpito dal meraviglioso spettacolo delle stelle che brillavano attraverso i rami di un albero carico di neve e di ghiaccio. Per spiegare alla moglie lo splendore che aveva visto, il boscaiolo tagliò un piccolo abete, lo portò a casa e lo adornò di candeline accese e di allegri festoni. Le candeline assomigliavano alle stelle che aveva visto brillare e i festoni alla neve e ai ghiaccioli che pendevano dai rami. L’albero piacque a tutti gli abitanti del villaggio e presto si diffuse l’usanza dell’abete adornato si diffuse in ogni casa. Poi la voce si sparse sempre più e pian piano l’albero di Natale conquistò il mondo.

Il boscaiolo infreddolito

Era una notte fredda e gelida quando un boscaiolo uscì di casa per cercare ceppi da ardere. A furia di girovagare si perse e fu costretto a passare la notte nella foresta, ma nevicava fitto fitto. Il povero ragazzo stava morendo dal freddo e si riparò sotto ad un abete, che impietosendosi al vederlo tremare, decise di proteggerlo e ripararlo con i suoi rami, piegandoli verso il basso, quasi fino a terra, e quando la mattina successiva (il 25 Dicembre), il ragazzo si svegliò sentendo le voci degli amici che erano andati a cercarlo, tutti rimasero stupiti dallo spettacolo che creò l’abete grazie alla neve che si era posata sui rami: c’erano tante decorazioni scintillanti e splendenti che brillavano al sole! Così da quel giorno la gente del villaggio e tutte le persone decisero di decorare un albero per ricreare quella meravigliosa atmosfera, con luccichii e candeline.

Più si cresce e meno si sentono queste occasioni. Queste favole, raccontate ai propri figli, possono aiutarci a riscoprirne il senso.

 

Auguri

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