Well, I stand up next to a mountain
And I chop it down with the edge of my hand
[…] Well, I pick up all the pieces and make an island
Might even raise just a little sand, yeah
‘Cause I’m a voodoo child
Lord knows I’m a voodoo child
Jimi Hendrix

Voodoo.
VOODOO…
Sentite che bel suono? Intenso, feroce, che nasce dal profondo della gola. E poi sensuale… notate come per pronunciarlo dovete fare quella boccuccia che riporta a certi momenti osceni (si esatto, sto parlando di quando vi scattate i selfie con la bocca a culo di gallina).
Il Voodoo nel nostro immaginario è fatto di riti sanguinari, morti viventi e bamboline puntaspilli, sembra terribile, e se lo è probabilmente lo dobbiamo al contesto in cui si sviluppa: uno dei momenti più bui della storia dell’umanità, quando nel XVI secolo venne ufficialmente autorizzata la tratta degli schiavi, le prime navi negriere raggiunsero il sud America, e Haiti venne scelto come centro di smistamento principale.
Ed è proprio qui che si trova attualmente una delle due chiese ufficiali (l’altra è in Benin luogo di origine dei riti animisti da cui si sviluppa il voodoo), di una religione che conta attualmente più di 60 milioni di adepti. Con questi dati è chiaro il tentativo tutto occidentale allontanare la curiosità delle persone da una tradizione mistica, magica e religiosa estremamente potente e affascinante, tratteggiando il voodoo come una tradizione folkloristica, fatta di pochi ignorantelli che ancora praticano dei rituali risibili.
Il voodoo è a tutti gli effetti una religione sincretica fatta di luoghi di culto (hounfour), organizzata con sacerdoti (Hougans) e sacerdotesse (Mambos), con i suoi riti e i suoi “santi” (i Loa o antenati, naturalmente quest’associazione è dovuta all’escamotage con cui gli antichi schiavi riuscirono a mantenere in vita la propria cultura ovvero venerare in segreto le proprie divinità nascoste sotto le spoglie dei santi cattolici).
Il termine Voudoum è di origine africana e nella lingua Ewebe significa “Grande Spirito”; le radici di questa religione infatti sono da rintracciare negli antichi miti sciamanici dei popoli dell’Africa occidentale che costruiranno dal 1600 la base di quei culti, tra loro molto simili, che conosciamo come Santeria cubana, Candomblé (o Macumba) brasiliana e Voodoo Haitiano, il più vicino per impostazione alla tradizione africana.

  •  TEOLOGIA

Nella teologia vuduistica, materia e spirito sono un tutt’uno, infatti la materia è considerata come la forma condensata dello spirito e ogni cosa è parte della manifestazione divina. Il voodoo si può dunque considerare un culto panteistico perché tutto l’esistente è un’emanazione di un’unica entità divina: Bondyè (o Bondieu nell’attuale francese haitiano).
L’intera realtà che noi conosciamo e dunque tenuta insieme dal cosiddetto Velo di Maia, che divide l’uomo da Bondyè il principio di tutto. Questo però resta inconoscibile alla natura umana finché non viene attuato un rituale che permetta all’uomo di squarciare il Velo di Maia ed entrare in contatto diretto con i Loa, emanazioni dirette di Bondyè, e quindi con il dio stesso.

Per il Voodoo il corpo materiale dell’uomo possiede due anime: un Esprit o Gros bon ange e il Ti bon ange (grande e piccolo angelo buono). Entrambe possono separarsi dal corpo in momenti più o meno importanti della vita, come possono essere la malattia, la follia, il sogno e la trance.
Il Gros bon ange essendo immateriale, non perisce alla morte del corpo: dopo la morte di un uomo, i discendenti cercano di salvare e recuperare l’anima, in cui riposano forza, qualità ed esperienza del defunto. Attraverso l’intercessione del sacerdote e dei suoi Vevè (disegni rituali fatti con una particolare farina), l’anima del defunto viene ripescata dalle acque abissali nelle quali è precipitata dopo la morte e viene messa a dimorare in un vaso, detto giovi, che potrà in seguito essere conservato dalla famiglia.
Naturalmente la figura del mediatore ha un ruolo centrale nel momento della morte, il prete voodoo ha la responsabilità di una serena trasmigrazione dell’esprit dal corpo al barattolo porta anime.
Un Houngan o una Mambo sono ritenuti buoni quando lavorano secondo le tradizioni popolari, privilegiando il benessere della comunità al personale e non solo hanno una vita diversa dagli altri ma anche una morte differente, detta morte mistica, mediante la quale anche il corpo scompare al momento del decesso, portando così anima e corpo dell’houngan nel Ginen, il paradiso voodoo, che si trova nelle profondità dei mari.
Il Voodoo, inoltre, è l’unica religione dove è riconosciuta un’altra forma di sacerdozio, dedita al male per lo più, in cui i sacerdoti, prendono il nome di Bokors e Caplatas. Questi stregoni, per conseguire ricchezza e potere, si rivolgono ai Loa Achetès, divinità oscure e sono capace di travailler de deux mans, ovvero lavorare con due mani, oltre la destra, la mano delle opere giuste e buone, anche la sinistra, la mano usata per la stregoneria. I Bokors sono famosi per la capacità di trasformare i cadaveri in zombies, manipolando le parti dell’anima voodoo.
A questo punto, se siete stufi dell’ennesima ipocrita pubblicità sfrangiauallera*
*tediosa, seccante, spaccamaroni (per il popoli del nord)
prodotta dallo stato vaticano, potreste pensare di devolvere il vostro 8×1000 alla chiesa vuduista e
– Nessuno sarà più lasciato solo “chiedilo a Damião e ai ragazzi che nelle periferie delle nostra città portano zombies e disperazione, chiedilo a Zuleica che non aveva più niente e ora ha un cervello da sgranocchiare…” –

  • LOA

Il voodoo si basa sull’esistenza di esseri che agiscono come intermediari di un Dio disinteressato alle vicende più strettamente umane (un Dio che altamente se ne sbatte e manda la servitù a riceverci merita anche solo per questo il nostro rispetto).
Contattabili dall’uomo e dotati di poteri all’uomo solitamente negati, sono i Loa – definiti anche come spiriti degli antenati o geni della natura, e i Marassa – i gemelli divini (nel Voodoo i poteri magici dei gemelli sono rinomati e temuti e i gemelli, sia nati vivi che morti, vengono considerati depositari di un potere soprannaturale discendendo dai Marassa, che rappresentano la dualità presente in ogni cosa e in ogni essere).
Schiavizzati nelle piantagioni, la notte, gli africani davano libero sfogo alle loro credenze, in riunioni e danze che richiamavano i loa, gli spiriti che dominavano il mondo e che li avrebbero aiutati a sconfiggere gli oppressori e a riconquistare la libertà.
Somiglianti ad angeli senz’ali, creati da Dio per aiutare gli uomini, si dividono in due grandi categorie, i Loa Rada e i Loa Petro:
– I Rada sono Loa benigni, per lo più di origine africana, apportatori di soccorso e benessere, positivi nel loro intervenire negli affari degli uomini, affidabili e abbastanza facilmente controllabili dall’houngan
– I Petro sono Loa nati ad Haiti, incattiviti dalla schiavitù cui i negri erano costretti, estremamente potenti, quasi incontrollabili nelle loro vampate di energia, malvagi, gli unici ad essere indicati anche con l’appellativo di diabs (diavoli); essi richiedono offerte in superalcoolici, ma anche animali e nei casi di richieste più impegnative da esaudire, anche sacrifici umani .
I Loa sono “spiriti animistici” della natura e la loro presenza è essenziale alla vita del praticante, che in essi vede un punto di riferimento costante.
Tradotti come Misteri, ma anche come Geni secondo altre interpretazioni, ogni Loa presiede ad un elemento come l’acqua, il tuono, o ad una virtù come la bellezza e l’amore, o ad eventi della natura e del divino, come la morte o la nascita. Oltretutto, ad ognuno appartiene un elemento, un colore, un numero, un animale sacrificale che più gradisce e che lo rappresenta, e in seguito alla persecuzione cattolica, un equivalente cristiano, un santo, una Madonna o Cristo stesso (Guedé Souffranì , ad esempio, personifica la sofferenza di Cristo) .
Tra i più famosi:
Carrefour (Kafou) è quello degli Incroci. Noi tutti lo conosciamo come il loa maligno della domenica mattina passata a far la spesa.
Ed è proprio al Carrefour che ci aspetta Baron Samedi il loa dei defunti e del cimitero, appartenente all’ampia famiglia dei Guedé.
Ghede o Guedè: è il loa della morte, ma è anche il nome delle circa 30 divinità associate alla morte. E’ un potente guaritore, descritto come molto saggio, in quanto in lui si concentrano le esperienze di tutte le persone che muoiono, e lo si trova sulla strada che conduce al ginen, il paradiso vuduista. È descritto come il primo becchino, vestito di nero, con occhiali da sole. I suoi fedeli si travestono da cadaveri, con frac rattoppati e batuffoli di ovatta o cotone nel naso e nelle orecchie, e ballano una particolare danza detta “La Banda”.
E senza fare chissà quali voli pindarici in vecchie cronache, a me questo nome (o cognome) non mi è nuovo…

Se non vi ho spaventati abbastanza restate in allerta per la seconda parte sul Voodoo, vi racconterò del rito, delle possessioni, delle bamboline e del blues.

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