Il napoletano non è semplicemente un dialetto, è una vera è propria lingua. È difficilissima da scrivere e spesso anche da pronunciare. È alla base di quasi tutti i dialetti del’Italia del sud, ad esclusione del siciliano (altra lingua riconosciuta dall’Unesco). Il “dialetto” napoletano è ricco di modi di dire. Frasi che trasudano metafore e similitudini. Alcune ad esempio possono essere tradotte in italiano, ma solo un napoletano può percepirne il vero significato. 

Inizio oggi una breve rubrica dedicata a questa mia lingua che amo. Di sicuro i puristi troveranno errori grammaticali, in tal caso vi prego di segnalarmeli nei commenti e provvederò a sistemare.

Questa vuole essere una raccolta simpatica dei più famosi e divertenti modi di dire della mia terra. Ecco quindi la prima frase:

Frase: “N’agg’ cuott’ e strunz, ma chist’iesc ch’e pier afor”
Traduzione letteraria:”Ne ho cotti di stronzi, ma questo esce con i piedi fuori”

Spiegazione: “Ne ho messi a cuocere di idioti, ma questo idiota è talmente grande che i suoi piedi escono fuori dalla pentola”

Significato: Quando credi di aver visto ogni genere di gente stronza nella vita ecco spuntarne uno che li batte tutti.

Varianti conosciute:
Variante 1: “N’agg’ viste e strunz, ma chist’appil o cess'”
Traduzione: “Ne ho visti di stronzi, ma questo ha otturato il bagno”

Variante 2: “N’aggi’ appis e strunz, ma tu ‘e spezzat ‘o chiuovo”
Traduzione: Ne ho appesi di stronzi, ma tu hai spezzato il chiodo

In entrambe le varianti il senso della frase non cambia

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