Quando ero piccolo, negli anni 80, era tradizione per noi italiani quella di prendere per il culo i giapponesi per la loro malsana abitudine di scattare foto in continuazione. Ne scattavano a migliaia, una dopo l’altra. Erano così presi dal fare foto che non si accorgevano di assumere pose ridicole e scomposte. Tutti, E DICO TUTTI, li sbeffeggiavano.

Uscivano di casa con la loro macchinetta fotografica ed un numero imprecisato, ma tendente al numero di puntate totali di Beautiful, di rullini. Foto di se stessi, foto di piazze, monumenti, palazzi, statue, animali, scale, cielo e chi più ne ha più ne metta. 

Da allora sono passati più di venti anni. Oggi tutti hanno la mania di scattarsi foto in qualunque tipo di posizione. Li chiamano selfie perché chiamarli “mi scatto foto ridicole come un giapponese degli anni 80” pareva brutto.

mona-lisa-duckface-selfie

 

Gente che tutto il giorno non pensa ad altro e se ne scatta a centinaia:

  • A letto appena sveglio;
  • A tavola per far far vedere la colazione appena preparata;
  • Davanti allo specchio del bagno con la bocca a culo di gallina;
  • In reggiseno per far vedere le tette, se donna, a busto scoperto per far vedere i pettorali e addominali se uomo;
  • Col vestito appena indossato;
  • Davanti lo specchio dell’ascensore mentre si scende dal palazzo;
  • Appena si entra in macchina, scattata dall’alto dell’abitacolo per far vedere le gambe e la mini appena indossata;
  • Con smorfie annoiate dal proprio posto di lavoro o dai banchi di scuola;
  • Insieme a qualche amico/amica più cessa di te per apparire meglio agli occhi dei follower;

…e così via fino a sera momento in cui ci si scatta l’ultimo selfie che con la scusa di augurare la buonanotte si fanno rivedere pettorali e tette.

Ecco, siamo negli anni ’20 dei 2000, sono passati tanti anni, forse è arrivato il momento di chiedere scusa ai giapponesi.

SCUSATECI

Siamo diventati più ridicoli di voi.

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