Sentiamo spesso parlare di bambini affetti da albinismo ma sappiamo davvero di cosa si tratta?
L’albinismo è un’anomalia congenita che consiste nella totale o parziale assenza di melanina. Colpisce non solo la pelle ma anche l’iride, i peli e i capelli. Questo fenomeno è assai raro ma si è diffuso in tutto il mondo e in tutte le specie animali.

Bimbo albino nella Repubblica Democratica del Congo

L’Africa è la zona più colpita, e proprio qui, nel corso degli anni, si sono diffusi miti e credenze popolari secondo cui le persone affette da questa anomalia sarebbero dotate di poteri magici e le parti del loro corpo porterebbero fortuna e successo (da qui l’appellativo Figli della Luna). In altre parti del continente (e del globo), invece, gli albini vengono considerati semplicemente come portatori di sventura e discriminati dalla società. Per questa serie di motivi si è scatenata una vera e propria “caccia agli albini”.

 

Giovani albini all’interno di una classe scolastica

Queste persecuzioni si sono intensificate negli ultimi anni, tanto da spingere associazioni umanitarie importanti come Amnesty International a creare vere e proprie campagne di sensibilizzazione portando allo scoperto questa dura condizione e, in alcuni casi, gli artefici di queste torture. La sorte di questi individui non è bella e ogni individuo affetto da albinismo è costretto, molte volte, a vivere come un emarginato, esiliato dalla stessa comunità. La forte discriminazione data dal colore della pelle si riflette sugli stessi individui che, nel corso della loro vita, subiscono atroci attacchi sia verbali sia fisici sin dalla giovane età e spesso per mano dei familiari stessi, fino a diventare vittime dei loro aguzzini che bramano ogni parte del loro corpo per poterla rivendere a un altissimo prezzo.

 

L’albinismo in Tanzania
“Se una donna partorisce un figlio albino, il marito sospetta di essere stato tradito con un uomo bianco oppure che il bambino contenga lo spirito di un colone europeo”, recita una credenza popolare della Tanzania

La Tanzania è il paese più colpito da questa anomalia e si stima che il rapporto sia 1 su 1400. Non si conosce il motivo di questa incidenza così alta, ma probabilmente è legata a rapporti fra consanguinei. Un’altra ipotesi è quella che il gene dell’albinismo si sia generato proprio nell’Africa Orientale circa duemila anni fa, a causa di una mutazione genetica. La Tanzania, di conseguenza, è anche lo stato con più casi di uccisioni di albini, seguito da Malawi e Burundi.
Ci sono molte testimonianze riguardanti queste atrocità, condivise da chi è stato vittima di persecuzione.

“Maryam è una donna di 28 anni che è stata attaccata quando era incinta di qualche mese. Due uomini l’hanno assalita mentre tornava a casa e le hanno tagliato entrambe le braccia con un machete e poi l’hanno lasciata lì a morire”, si legge in una terribile testimonianza.

Una bambina, Shida Mathias, racconta invece l’esperienza della morte di sua sorella Eunice. “Una notte due uomini entrarono in casa. Misero un machete alla gola del padre intimandogli di non guardarli o sarebbe morto, poi lo stesso venne ripetuto a sua madre”, spiega Shida. I due uomini andarono poi nella stanza dei bambini. Li trovarono Samania, Shida ed Eunice, tutte albine. I due uomini andarono da Eunice, minacciando le sorelle con il machete e dicendo loro di non guardarli in faccia. Poi sentirono dei colpi di machete e le urla della sorella:“Dio aiutami, sto morendo”.
Quando i due uomini se ne andarono i genitori di Shida si precipitarono dalle loro figlie, solo per trovare il corpo di Eunice mutilato. Le avevano tagliato le gambe ed Eunice era morta per la perdita di sangue”, conclude la bambina.

Il problema degli albini africani ebbe un’eco di livello mondiale solo nel 2006, a seguito di violenze e stupri ripetuti e documentati dai principali notiziari locali. Gli attacchi degli ultimi tempi contro gli albini hanno rivelato l’inconsistenza dell’azione governativa nel combattere le violenze che non solo stanno aumentando, ma dalle zone rurali si stanno avvicinando anche alle città.

Alcune immagini fanno capire come non esista discriminazione tra i soli bambini

“Gli albini in Tanzania stanno affrontando una crisi senza precedenti. Ormai nessun posto è sicuro. La settimana scorsa è stato ritrovato il corpo mutilato di un ragazzo a pochi chilometri dal più grande centro commerciale del paese”, ha affermato Peter Ash, fondatore di Under the Same Sun, organizzazione che si occupa di persone affette da albinismo. Il dito è puntato contro la magistratura e le autorità, che insieme non hanno saputo far fronte al costante aumento delle violenze. “Fino ad oggi – continua Ash – solo il 5% dei 151 casi di violenza è arrivato in tribunale. Inoltre, il governo non ha detto una sola parola su quest’ultima ondata di attacchi brutali nonostante la vita stessa di bambini innocenti, donne e uomini sia in pericolo”.

 

Un macabro mercato nero
La forte credenza in alcune superstizioni ha fatto sì che la caccia agli albini sviluppasse un vero e proprio mercato nero. Secondo questi cacciatori, infatti, le ossa degli albini combatterebbero il malocchio, mentre i loro arti consentirebbero addirittura di trovare oro nelle miniere. I seni e i genitali permetterebbero, poi, di rendere feconde le donne e di vincere la sterilità maschile, mentre le unghie, se sepolte nei campi di cacao, darebbero un raccolto più abbondante. Alcune credenze molto antiche hanno anche portato queste persone a credere che lo stupro di una donna o una bambina albina porterebbe a guarire dall’Aids. Secondo la magia nera africana, inoltre, maggiore è il dolore provato dalla vittima durante la mutilazione, maggiore è il potere magico della parte del corpo prelevata.

 

Molti bambini portano i segni delle persecuzioni per sempre

Da questi ideali hanno avuto inizio le mutilazioni e la vendita di parti del corpo. In Tanzania, come anche in Kenya, Zimbabwe e Burundi, un albino raggiunge, secondo stime dell’Onu, il prezzo di mercato di 188 mila euro. Orecchie, lingua, naso, genitali e arti vengono venduti anche a 75 mila euro. La pelle, invece, arriva a essere pagata dai 1500 ai 7 mila euro, secondo l’età della vittima. Cifre altissime quelle stimate dalle Nazioni Unite, soprattutto per un paese come la Tanzania che viene classificato 151esimo nell’indice di sviluppo umano (stime al 2017).

 

 

Sono ormai diventate numerose le bande che battono il continente africano per cacciare e mutilare i bambini albini. Un dato molto allarmante riguarda proprio i ragazzi albini che arrivano ai trent’anni, che sarebbero solo il 10% di loro. Molti di questi perderebbero la vita in giovane età vittime delle persecuzioni, altri a causa di malattie dovute alla continua esposizione con i forti raggi solari che provocherebbero, ad esempio, il cancro alla pelle.

 

 

Anche in Malawi, terreno fertile per i cacciatori di albini, la situazione degenera anno dopo anno, ma nella capitale Lilongwe qualcosa di buono è stato creato. Sarebbe nato un vero e proprio protocollo di emergenza che metterebbe in contatto le persone con le forze dell’ordine in caso di pericolo. Il problema maggiore resta sempre quello delle campagne, lontano dai centri abitati, dove ogni giorno si consumano orribili omicidi che probabilmente non avranno mai un riscontro giuridico. Queste persecuzioni aprono scenari inimmaginabili, ma fanno anche riflettere sul come l’ignoranza sfoci molto spesso in azioni incontrollabili.

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