La storia di oggi ci riporta alla fine degli anni quaranta nei dintorni della prestigiosa e lussuriosa Hollywood. Proprio qui, dove tante ragazze incoronano i loro sogni, si consumò uno degli omicidi più atroci destinato a rimanere impresso negli annali della storia degli USA: l’omicidio della Black Dahlia.
Elizabeth Short
nacque a Hyde Park, un quartiere della città di Boston, e si trasferì in tenera età a Medford (Massachusetts) assieme alla madre e alle quattro sorelle. Abbandonò presto gli studi per andare a lavorare come cameriera. A 19 anni decise di lasciare la madre e di andare a vivere con il padre in California. La loro coabitazione durò poco: dopo un litigio Elizabeth lasciò la casa e trovò lavoro a Camp Cooke, sempre in California, in un ufficio postale. Successivamente andò a vivere prima a Santa Barbara, dove il 23 settembre 1943 fu arrestata per ebbrezza; poi in Florida. Qui incontrò il maggiore dell’Aeronautica statunitense Matthew M. Gordon Jr., all’epoca in procinto di essere trasferito al fronte, con il quale iniziò una relazione.

Storica foto di Elizabeth Short

Mentre era ricoverato in un ospedale militare in India, Gordon scrisse ad Elizabeth chiedendole di sposarlo. La giovane accettò, ma Gordon morì poco dopo, il 10 agosto 1945, in un incidente aereo. Beth (così amava farsi chiamare) lasciò la Florida e tornò in California nel luglio 1946 per incontrare nuovamente una sua vecchia fiamma. Durante la sua permanenza a Long Beach fu soprannominata “Dalia Nera a causa della sua passione per il film La dalia azzurra e l’abitudine a vestirsi in nero.

Nell’agosto 1946 Elizabeth arrivò ad Hollywood con la speranza di entrare nel mondo dello spettacolo e giorno dopo giorno riuscì a conquistare la simpatia di molti uomini illustri dell’ambiente.  La sera del 9 gennaio 1947, però, la Short fu avvistata per l’ultima volta nel salone del Biltmore Hotel di Los Angeles, in compagnia di un uomo.

Da quella sera, da quell’hotel, non fu mai più rivista.

La mattina del 15 gennaio, intorno alle 10.00, il suo corpo fu trovato dalla signora Betty Bersinger a Leimert Park, un quartiere meridionale di Los Angeles, abbandonato in un terreno non edificato sul lato ovest del South Norton Avenue. Inizialmente la signora Bersinger pensò che si trattasse di un manichino abbandonato, ma una volta capito che in realtà si trattava del cadavere della donna corse alla casa più vicina e telefonò alla polizia.

Il corpo della Short era nudo e squarciato in due parti all’altezza della vita, mutilato e con vistosi segni di tortura; aveva i capelli tinti di rosso e le era stato lavato via accuratamente tutto il sangue dal corpo. Il volto era mutilato da un profondo taglio che andava da un orecchio all’altro, creando un effetto chiamato Glasgow smile. Il cadavere era stato talmente devastato che l’identità si scoprì solo dopo alcuni giorni.

Durante l’esame dell’autopsia vennero accertati altri particolari fra cui ematomi sulla testa e lacerazioni da corda sui polsi. Fu dichiarato che la causa della morte era dovuta all’eccessiva perdita di sangue dalle ferite e dallo shock.
Ironicamente, Elizabeth divenne molto famosa da allora. I giornali rimasero talmente affascinati dalla sua morte che iniziarono a scavare nella sua vita passata alla ricerca di una verità. Iniziò, però, anche una confusa ricerca dell’assassino, cosa non facile visto che la scena del crimine era stata contaminata da poliziotti ma anche dai giornalisti stessi.

Raro scatto di Beth

La cosa curiosa è che l’identità di Beth si scoprì solo il 23 gennaio 1947, otto giorni dopo il ritrovamento del cadavere, quando il killer inviò una missiva al Los Angeles Examiner, dichiarando che avrebbe inviato alcuni effetti personali della vittima alla polizia.
Il giorno dopo, infatti, alla sede del giornale, arrivò un pacchetto contenente il certificato di nascita della Short, vari biglietti da visita, fotografie, nomi scritti su pezzi di carta e un’agenda con il nome “Mark Hanse” scritto sulla copertina.

Ovviamente Mark Hanse divenne il primo sospettato, anche perché era stato l’ultimo a vedere Elisabeth viva (il 9 gennaio).
Il killer scrisse altri messaggi firmandosi sempre come “il vendicatore della dalia nera”.

Il 25 gennaio vennero ritrovati una scarpa e la borsetta della vittima in un cassonetto vicino al luogo del ritrovamento del cadavere, e lo stesso giorno fu seppellita.

 

Il caso della Black Dahlia divenne talmente popolare che più di 50 persone, in cerca di fama, confessarono invano di aver commesso l’omicidio.

Ci sono molte teorie che ruotano attorno alla morte della ragazza. Alcuni criminologi speculano che sia persino legato ad altri omicidi e quindi che si tratti di un assassino seriale (ad esempio Mad Butcher of Kingsbury Run, meglio conosciuto come Cleveland Torso Murders, 12 vittime smembrate fra il 1934 al 1938). Altri dicono che sia opera di un ex della Short. Anche l’ipotesi del delitto per gelosia è stata più volte presa in considerazione. Elizabeth, in effetti, era molto bella e, giocando molto su questo suo aspetto, attirava spesso la gelosia delle altre donne. Ciò spiegherebbe la posizione anomala del cadavere (gambe divaricate) e il viso deturpato dalla sua bellezza.

Nell’Ottobre del 2017 un libro dal titolo Black Dahlia, Red Rose: crime, corruption, and cover-up of America’s reatest unsolved murder ha provato a stabilire una nuova verità, a oltre settant’anni dal delitto. Per l’autore del libro, Piu Eatwell, storico e detective, l’omicidio della Short catturò l’attenzione della nazione, poiché le sue ferite ipotizzavano la necrofilia e il feticismo per i coltelli.
“Erano segni di un sadico lussurioso assassino … e si ipotizzava che avesse una formazione medica o un’esperienza di manipolazione di cadaveri, un fascino manifesto per la morte”, scrive Eatwell. Il corpo della giovane donna aveva molte lacerazioni profonde al viso e colpi alla testa che facevano pensare fossero stati inferti quando era ancora viva e che, probabilmente, furono la causa della morte. Il tronco era tagliato a metà, sul punto dell’intestino per cui gli organi dell’addome erano fuoriusciti, c’era un taglio profondo sopra il pube, lacerazioni sul punto dell’anca e un lembo di carne irregolare era stato rimosso sulla coscia sinistra. Questo ultimo particolare ha richiamato molta attenzione poichè proprio in quel punto la ragazza aveva un tatuaggio, che le fu, quindi, brutalmente rimosso.
Ma l’assassino sarebbe in realtà stato coperto dalla corruzione imperante nella polizia losangelina. Sarebbero state insabbiate, infatti, le dichiarazioni rese da Leslie Dillon, tra i primi indiziati per l’omicidio e il solo a conoscere particolari efferati del delitto. Avrebbe agito dietro compenso di Mark Hansen, un facoltoso uomo d’affari danese che avrebbe voluto liberarsi di lei al termine di una fugace relazione conclusa in maniera burrascosa. Non è chiaro se chiedendo espressamente di ucciderla o meno. Interrogato, Dillon avrebbe ammesso di essere a conoscenza di molti particolari che solo l’omicida poteva conoscere, ma le ingenti risorse economiche di Hansen avrebbero convinto gli investigatori a chiudere un occhio. Questa è la tesi sostenuta dal libro, che si aggiunge alle tante, troppe verità, su un caso la cui parola fine sembra essere ancora molto lontana dall’essere scritta.

Il delitto, a distanza di oltre settant’anni, rimane irrisolto.

L’omicidio della Black Dahlia, nel corso degli anni, ha fatto nascere diverse teorie su di esso, che sono state rappresentate o interpretate attraverso film, tracce musicali e romanzi.

Nel 1987, ad esempio, uscì il romanzo “Dalia Nera” scritto da James Ellroy e pubblicato in Italia dalla Mondadori solo nel 2006, anno di uscita della stessa pellicola.
Nel medesimo anno, infatti, il romanzo ebbe una trasposizione  cinematografica ad opera del regista Brian De Palma, con la quale, l’anno successivo, si aggiudicò il Nastro d’argento per miglior scenografia.

 

Nel 2008, invece, il gruppo rapcore statunitense degli Hollywood Undead incise un brano dal titolo Black Dahlia, incluso nel loro album Swan Song, in cui si fa un metaforico riferimento al famoso fatto di cronaca. Tuttavia, le troppe censure dei vari paesi hanno portato il gruppo a riscriverne parte del testo.

 

Fonti: Wikipedia, creepypasta.forum, Lettera 43.

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