Quando sentiamo parlare di isole viene automatico collegare il termine ad un posto paradisiaco, senza disturbi di alcun genere. In realtà, però, non tutte le isole del mondo sono accoglienti e abitabili. In particolare, ne esiste una nel mezzo dell’ Oceano Indiano e non lontano dalle coste birmane che, sembra sì la meta perfetta per qualunque turista, ma al suo interno racchiude terribili segreti. Sto parlando della piccola e remota isola di North Sentinel. Qui, infatti, i turisti sono banditi, o meglio, non sono affatto graditi dalla popolazione del luogo. Questi abitanti sono a tutti gli effetti degli indigeni locali che, conservando tradizioni antiche, vivono esattamente come migliaia di anni fa, abituati, quindi, a non essere in contatto col mondo esterno. L’isola è grande più o meno quanto Manhattan ed è stata occupata dagli indigeni per oltre 60 mila anni. Questa tribù chiamata sentinelese, ha rifiutato qualunque tipo di contatto con il mondo esterno arrivando ad uccidere chiunque si avvicini alle loro coste.

Un’immagine di North Sentinel da satellite

Un fatto di cronaca recente, risalente all’anno 2006, volle che due pescatori furono brutalmente uccisi per essersi avvicinati troppo alla loro costa. Qualche giorno più tardi un elicottero della guardia costiera indiana fu inviato a recuperare le salme, ma gli isolani reagirono brutalmente scagliando un’ondata di frecce contro il velivolo, costringendolo a rientrare alla base. I cadaveri non vennero mai recuperati.
Ecco spiegato il perché, ad oggi, non si hanno foto dettagliate o documentazioni più specifiche sullo stile di vita di questa tribù. Non potendosi avvicinare nessuno, non si riuscirà mai a studiarne i comportamenti, la lingua e le origini stesse di queste persone.
Le Autorità indiane hanno stimato che il numero esatto di individui sull’isola si aggirerebbe tra i duecento e i quattrocento, in crescita negli ultimi decenni. E’ stato inoltre osservato che la popolazione fabbrica armi e strumenti di caccia molto primitive. Tutto questo sarebbe riconducibile ad un fatto accaduto negli anni 80′ circa, quando due imbarcazioni che trasportavano merci affondarono proprio a largo delle coste dell’Isola e dunque, si presume, che gli indigeni abbiano raggiunto in qualche modo i relitti abbandonati per recuperarne il materiale a bordo. Nonostante il marremoto del 2004, che spazzò via gran parte delle coste che affacciavano sull’Oceano Indiano, la tribù riuscì in qualche modo a sopravvivere.

                                                                                                      Curiosità

Rara immagine dei sentinelesi scattata da un’imbarcazione

Quello dei sentinelesi è diventato un vero e proprio caso antropologico.
L’isola è diventata un patrimonio di biodiversità animale e soprattutto vegetale, ulteriore testimonianza della magnificenza di questo posto, che conferisce una spinta in più per studiarne il territorio anche da una prospettiva biologica e ambientale.
Non c’è alcuna certezza sulla data del primo contatto con questa tribù ma sappiamo che in epoca classica, le isole Andamane, erano già conosciute, in quanto se ne trova traccia in alcuni resoconti di viaggio stilati dai cartografi di Alessandro Magno, dove venivano chiamate Agathou daimonos nesos (isole del dio buono).
Ma anche il famoso viaggiatore veneziano Marco Polo fece riferimento ai sentinelesi, dipinti come una delle tribù più selvagge, violente e aggressive di tutto il continente asiatico; capaci di attaccare, uccidere e soprattutto mangiare qualsiasi intruso che provasse a mettere piede sulla loro terra. Non si hanno prove sulla pratica del cannibalismo ma non si capisce nemmeno come abbiano fatto a sopravvivere in determinati periodi storici. I sentinelesi vengono considerati un’etnia appartenente al gruppo andamanese e, secondo la teoria più accreditata dagli studiosi, sarebbero i diretti discendenti della prima popolazione umana stanziatasi in Africa, migrata poi per colonizzare l’Eurasia in epoca paleolitica.
Malgrado queste premesse, malgrado l’alone di mistero che circonda questo gruppo etnico e malgrado le poche informazioni di cui disponiamo sulla loro storia e tradizione, abbiamo una certezza: non si sono estinti.

PERLA D’INQUIETUDINE
Il Survival International, che difende i diritti delle popolazioni indigene, sostiene che, al contrario di quanto si pensi, questa popolazione è costantemente soggetta ad intrusioni di estranei, attirati proprio dalla curiosità e dall’impossibilità di vederli dal vivo.
Non riuscendo a vivere serenamente, hanno bisogno di difendersi, anche se ciò implicherebbe lo sterminio di chiunque si avvicini al loro territorio.

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