Sapete che cos’hanno in comune le trame delle pietre miliari del cinema “Psycho” e “Non Aprite Quella Porta“? Sono state ispirate esattamente dalle gesta della stessa persona, un certo Ed Gein, all’anagrafe Edward Theodore Gein, uno dei più crudeli serial killer della storia degli Stati Uniti.

Norman Bates, serial killer del film Psycho

Conosciuto anche come “il macellaio di Plainfield”, è tutt’ora sospettato di alcuni crimini sui quali, però, gli investigatori non hanno mai avuto prove, e molto probabilmente non le avranno mai. Nato a La Crosse, il 27 Agosto 1906, ebbe un’infanzia abbastanza triste e violenta. Suo padre, George P. Gein, era un alcolizzato e diventava spesso violento sia con i figli (Edward ed Henry) sia con la moglie, Augusta T. Lehrke, fanatica religiosa.
In adolescenza dovette fare i conti proprio con l’estremo fanatismo e la troppa possessività di sua madre, che lo istruì in maniera molto particolare, portandolo a credere che tutto ciò che lo circondava fosse sbagliato, mettendolo così in una posizione di inadeguatezza nei confronti della vita stessa. Arrivò addirittura a fargli promettere di preservare la verginità per tutta la vita dato che, stando alle teorie della madre, tutte le donne erano dedite alla prostituzione, ovviamente lei esclusa. Lo stesso bizzarro insegnamento lo diede anche al fratello di Ed, che morì in giovane età per motivi del tutto ignoti. La morte di Henry è da molti attribuita alla mano della madre a causa della sua ribellione, accentuata dopo la morte del padre, nei confronti della rigida dottrina, .
Infine, nel 1945, Augusta morì colpita da ictus, lasciando Edward solo nella fattoria di famiglia. La sua morte cambiò radicalmente l’esistenza del figlio, a tal punto che, secondo gli psicologi, questo fatto è definito come lo spezzarsi de <<l’unico filo che, ancora, ne preservava la sanità mentale>>.

Da questo punto comincia la vera storia di Ed Gein, o, almeno, la parte che lo ha reso fonte d’ispirazione per molti racconti.

Una foto che ritrae Ed Gein

Nel novembre del 1957, nei dintorni di Pleinfield, si persero le tracce di una certa Bernice Worden, commessa di una drogheria. In seguito ad alcune testimonianze che davano Edward come principale sospettato, gli agenti andarono ad ispezionare l’abitazione del presunto colpevole. Una volta arrivati a destinazione, ciò che vi trovarono all’interno fu un qualcosa di raccapricciante quanto terrificante. Il corpo della Worden era appeso per le caviglie, senza testa e aperto quasi completamente in due parti.
La testa fu ritrovata in un’altra stanza della casa, con due chiodi conficcati ai lati del cranio: è probabile che volesse appenderla al muro.
Ma non è tutto.
Scavando ancora più a fondo, all’interno della casa, tra le varie stanze prive di finestre, gli agenti trovarono anche: ossa umane usate come decorazioni per la cucina, teschi di varie dimensioni, un cuore quasi completamente intatto e delle maschere ricavate da pelle umana (da qui l’idea che ispirò il volto del killer nel film “Non Aprite Quella Porta”).
Qualche ora dopo Gein arrivò alla confessione, ammettendo di aver dissotterrato circa diciotto tombe per poterne ricavare i resti dei cadaveri, dichiarando tra l’altro di aver ucciso l’impiegata di una taverna, scomparsa nel 1954. La confessione gli costò l’arresto e, in seguito, fu pure accusato di necrofilia, anche se negò sempre e spudoratamente di fronte a quell’accusa. Nel 1968, a seguito del processo, fu scagionato per infermità mentale e rinchiuso in un manicomio criminale, dove morì nel 1984.

Durante la sua reclusione, la casa di famiglia venne completamente distrutta da quello che sembrò essere un incendio doloso, mentre la sua auto fu venduta nel 1958, diventando una forte attrazione della zona come “la macabra auto di Ed Gein”.
Ancora oggi, restano parecchie lacune in questa storia e, per molte persone, le vittime di Edward, furono soprattutto turisti che passavano per caso, ignari del tutto di ciò che succedeva nelle periferie di Plainfield.

Questa vicenda così macabra ispirò varie persone tra cui Robert Bloch, scrittore e autore di libri gialli e noir, che nel 1959 strutturò il romanzo “Psycho”, divenuto poi celebre grazie alla trasposizione cinematografica di Hitchcock. Oltre a Bloch, tanti altri scrittori furono affascinati dalla vicenda del famoso serial killer e, non a caso, si trovano ad oggi molti riferimenti sia nella letteratura sia nel cinema. Uno fra tutti è “Il Silenzio Degli Innocenti“, che pur non essendo una pellicola basata su Ed Gain, i tratti e le somiglianze psicologiche del personaggio di Buffalo Bill ne lasciano intendere il punto d’ispirazione.

Locandina originale di “Non Aprite Quella porta – L’Inizio”

Ma il film che ha completamente basato la trama sulle gesta di Edward è stato “Non Aprite Quella Porta“, uscito nelle sale cinematografiche nel 1974. Di questa pellicola, infatti, ciò che tutti ricordano è proprio il volto del serial killer, nascosto dietro una maschera fatta di pelle umana. Ancora più affascinanti e fedeli alla storia furono: il remake del film, uscito nel 2003, e il prequel diretto del remake “Non Aprite Quella Porta – L’Inizio“, uscito nel 2006.
L’opera del 1974 fu considerata talmente macabra che in Gran Bretagna fu bandita per venticinque anni, mentre il resto d’Europa la proiettò con il divieto ai minori di 18 anni.

Perle d’inquietudine
Durante il processo, Edward fece una preoccupante dichiarazione: “non ho mai ucciso un cervo”. Tale frase mandò in crisi i suoi vicini di casa, ai quali aveva spesso offerto carne di cervo, da lui cacciato e cucinato.
Che cosa avranno mangiato i vicini?

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