Come è cambiato il mondo rispetto a quando ero piccolo! Sarà forse il preludio della mia crisi di mezza età ma, in questi giorni, osservando il modo di trascorrere il tempo libero da parte dei miei figli mi ha fatto ritornare in mente ai miei pomeriggi da adolescente quando gli hobbies erano diversi e c’erano meno cose da fare. Mi sono accorto di quanto, per certi versi, siano fortunati i ragazzi di oggi. Ad analizzarli sembrano due mondi lontanissimi il mio, lentissimo, ed il loro, velocissimo
Mi sono quindi divertito a coglierne le differenze.

Fotografie

Oggigiorno le schede di memoria consentono a chiunque di avere a portata di mano decine di migliaia di foto scattate. Sei a mare e vuoi catturare uno splendido tramonto? Prendi il telefono, ti metti in posizione e scatti. Sfogli la galleria e guardi la foto appena fatta. Non ti piace come è venuta? No problem, ne scatti un’altra!


Quando ero piccolo io, invece, eravamo costretti ad andare prima delle vacanze nei negozi dedicati alle fotografie. Facevamo scorte di rullini con cui, a seconda di quanto spendevi, potevi scattare 12, 24 o 36 foto e il tutto funzionava più o meno così: vedevi un tramonto splendido che volevi immortalare? Prendevi la macchina fotografica ed iniziavi a scattare. Stop. Per guardarla dovevi aspettare il ritorno a casa dalle vacanze. A questo punto, dopo circa una settimana di attesa per il loro sviluppo, potevano capitare 4 cose:

  1. Il negoziante ti consegnava le foto scattate. Nessun intoppo. Le foto erano splendide grazie a quelle reflex superiori anche alle macchinette di oggi;
  2. Il negoziante ti avvisava che con molta probabilità avevi dimenticato di avvolgere correttamente il rullino e che di conseguenza nessuna foto era stata scattata, addio foto dell’estate;
  3. Il negoziante ti avvisava che del rullino da 24 consegnatogli, solo 12 foto erano andate a buon fine, quella del fantastico tramonto non c’era;
  4. Il negoziante ti consegnava le foto, ma quella a cui più tenevi di più era venuta di merda.

Televisione

Oggi abbiamo i servizi di film in streaming. Netflix, Infinity, NowTV, Amazon Prime Video, per non parlare poi delle infinite varianti di siti pirata che consentono a chiunque di avere a portata di mano decine di migliaia di film e serie tv da guardare immediatamente, con la semplice pressione di un dito (fa tanto Ken il guerriero detta così). In quasi tutte le case ci sono TV tra i 40 e i 50 pollici, FullHD o 4K, 3D e chi più ne ha più ne metta.
Quando ero piccolo avevo una televisione come questa:

Una TV Condor. I pollici non sapevamo nemmeno cosa fossero, era in bianco e nero ed aveva 2 antenne. Poteva memorizzare fino a 4 (quattro) canali e si vedevano tutti uno schifo. Per aggiustarle non occorreva un tecnico, bastava un pugno ben assestato al posto giusto. Per lo più trasmettevano trasmissioni serie per i “grandi” e quindi in pratica ai ragazzi non serviva a un cazzo. C’era un orario di inizio delle trasmissioni ed un orario per la fine. 
Verso la metà degli anni 80 fecero capolino sulle nostre Tv i primi cartoni animati (giapponesi ovviamente). Oggi ci sono cartoni divisi delicatamente per fasce di età. Ricordo ancora quando ero piccolo ed assistetti al bagno di sangue dell’Uomo Tigre nel suo ultimo incontro. Tavole di legno conficcate in corpi agonizzanti. Corde del ring usate per soffocare i malcapitati di turno. Che tempi!

Telefono

Tariffe flat con minuti illimitati, sms gratuiti e navigazione internet con tanti giga per Facebook e Whatsapp? Se mi avessero detto una cosa del genere negli anni 80? Questo sarebbe stato il loro destino:

Quando ti fidanzavi avevi 2 alternative: potevi usare il telefono grigio della SIP di casa o fare la fila per strada per usare quello pubblico a gettoni. La bolletta telefonica poteva raggiungere cifre astronomiche e tuo padre ti minacciava per farti riattaccare in modi che avrebbero fatto cagare sotto i protagonisti cattivi dei film horror
Non ti era dato sapere chi ti stesse chiamando, l’unico modo per saperlo era per l’appunto rispondere.
Con l’avvento dei primi telefonini la situazione migliorò un po’. Finalmente eri un po’ più indipendente ma i costi erano ancora proibitivi e per questo la mia generazione inventò gli economici squilli. Uno squillo significava “ti penso”.

Il porno

PornHub questo sconosciuto. Quando ero piccolo bisognava arrangiarsi. Le edicole avevano un angolo nascosto in cui trovavi il porno vero, ma l’accedervi corrispondeva allo sputtanamento. Temevo che chiedendo di acquistarne uno, non per me, ma per mio “cuggino” ovviamente, avrei fatto questa fine nel mio paese:

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Per questo motivo avevano inventato la sezione “intimo” del giornale Postalmarket. Il tempo passava e diventavi sempre più grande e gli ormoni sempre più incontenibili. Iniziavi a trovare sexy anche le amiche di mamma. A volte, preso dal testosterone iniziavi ad avere fantasie erotiche guardando le gambe di una sedia.

La Musica

Oggi abbiamo YouTube, Spotify, Deezer e Apple Music. Gli Mp3 non esistevano e tutti noi giovincelli dovevamo fare affidamento alle radio ed ai nostri inseparabili amici “registratori a doppia piastra”. Trascorrevamo ore ascoltando Radio Deejay in attesa che trasmettessero le nostre canzoni preferite, sempre pronti con 2 dita a premere contemporaneamente “Play&Rec”, poi le mettevamo insieme creando playlist personalizzare. Quando si partiva per le vacanze avevamo i nostri zaini Invicta pieni di cassette musicali e pile di scorta per i nostri Walkman. Sempre presente anche una matita da usare per riavvolgere le cassette quando il mangia nastri mangiava per l’appunto i nastri.
Quando ero piccolo avevamo grandi stereo che usavamo con piccole cuffie. Oggi è il contrario. Lettori piccolissimi da usare con cuffie enormi.
Un discorso a parte va fatto per la qualità della musica. Accendevo lo stereo e per radio c’erano i big della musica ancora in vita. Oggi accendi e ascolti merda. Forse la musica è l’unica cosa con cui non farei mai a cambio.
Per i video musicali dovevamo arrangiarci con MTV ed un videoregistratore. Per far funzionare il videoregistratore ci voleva una laurea al MIT. Sono passati decenni ed io ancora non ho capito a cosa cazzo servissero tutti quei pulsanti sul telecomando.

Le Enciclopedie

Oggi è facile. Non sai qualcosa? Prova la sempre aggiornata Wikipedia!
Quando ero piccolo però non era così facile. In ogni casa c’era un angolo della libreria da cui si affacciavano dei mega-volumi divisi per lettera su cui effettuare le proprie ricerche sperando che fossero voci aggiornate almeno a qualche anno prima.

I giochi per strada

Le notizie di cronaca nera hanno spinto tutti noi genitori a dare rifugio ai nostri pargoli nei nostri salotti di casa pieni di gadget tecnologici. Oggi giocare per strada vuol dire avere due genitori “indegni”, ma quando ero piccolo non era così. Era un vero e proprio secondo svezzamento. Per giocare a pallone bastavano 4 pietre per fare le 2 porte, ed una pietra che scrivesse per terra per tracciare la linea di centrocampo. Quando ti capitava di prenderle per una piccola rissa e tornavi a casa piangendo, tuo padre ti dava pure il resto perché le avevi prese.
Ricordo le guerre di pietre tra bande. Le fughe in bicicletta. Aspetta, forse adesso che ci penso: ma che cazzo avevano in testa i miei genitori che mi facevano scendere giù a giocare? Anzi, adesso che ci penso ricordo quando i miei amici si ammalavano: orecchioni, morbillo etc. era una corsa contro il tempo per farti andare a casa loro per farti contagiare. Oddio! I miei genitori volevano uccidermi!

 

Per concludere, non tornerei mai indietro. Nutro profonda invidia per queste nuove generazioni. Hanno tutto a portata di mano. Ricordo i pomeriggi persi a far nulla. Una noia infinita. Una sola cosa rimprovero ai giovani di oggi. Hanno tutto ma non sanno coglierne l’essenza. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma a molti, a troppi ragazzi manca la curiosità. Non approfondiscono e  accettano le cose per quello che sono. Leggono un titolo o vedono un video su internet e pensano di sapere tutto di quell’argomento. Un vero peccato. Come si dice dalle mie parti: “Gesù Cristo da il pane a chi non ha i denti”.

 

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